Archive for the ‘Internazionale’ Category
INCONTRO-CONFERENZA “L’ITALIA SONO ANCH’IO”
Lunedì 5 Dicembre 2011
Ore 18
Aula 7
Palazzo Nuovo (Via Sant’Ottavio 20, Torino)
Interverrano:
- Lamine Sow – CGIL Torino
- Diego Montemagno – Responsabile comunit Casa Acmos
In occasione della campagna di raccolta firme per i diritti alla cittadinanza e per il diritto di voto per le persone di origine straniera “L’italia sono anch’io”, UniLibera organizza un incontro-conferenza per presentarla agli studenti universitari.
Si può nascere in Italia ma non essere considerati italiani. Questo succede a chi ha genitori di origine straniera, è nato e cresciuto qui, ma solo compiuti i 18 anni può chiedere la cittadinanza. Se fosse nato in America, sarebbe americano.
L’Italia è un paese che accoglie i bambini stranieri grazie ai ricongiungimenti famigliari, e poi li esclude. Vanno a scuola, hanno amici, si sentono italiani. Ma alla maggiore età sono costretti a un lungo percorso burocratico se vogliono ottenere la cittadinanza.
L’Italia dà lavoro agli stranieri e per lavoro ne consente la regolarizzazione. Anche il lavoratore straniero paga le tasse ma non può scegliere chi deve amministrare la città in cui vive. La Convenzione sulla partecipazione di Strasburgo prevede che possa votare.
L’articolo 3 della nostra Costituzione stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, impegnando la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscano il pieno raggiungimento. Nei confronti di milioni di persone di origine straniera questo principio è disatteso.
Le leggi in vigore che riguardano le persone di origine straniera producono ingiustizia sociale.
La Lettera di Giuseppe Gati’ a Peppino Impastato 25 maggio 2008
da 19luglio1992.com – 1° febbraio 2011
“Tra gli scritti di Giuseppe abbiamo trovato questa lettera incompiuta a Peppino Impastato scritta il 25 Maggio 2008.
È una bozza di un articolo destinato a “Qui Campobello Libera”, un giornalino fondato da Giuseppe con alcuni amici sulla scia di “Qui Milano Libera” e il blogger Piero Ricca, di cui sono usciti solo pochi numeri.
Questa lettera non è mai stata completata, nè pubblicata.
Quei puntini di sospensione siano per noi qualcosa a cui aggrapparci per continuare quello che Giuseppe ha iniziato, con il suo coraggio e la sua purezza.”
LETTERA A PEPPINO IMPASTATO
di Giuseppe Gatì
Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino, attivista contro la mafia…
Caro Peppino,
Sono passati ormai 30 anni dalla tua morte, dal giorni in cui salutasti la tua Sicilia.
Quanto la amavi questa terra eh? La amavi cosi’ tanto da sacrificare la tua vita cercando di poterla cambiare
Quante lotte, e quante volte coi denti stretti e I pugni in tasca ti sei “arraggiato” contro lo schifo che ti circondava.
Non so se da qualche parte hai visto quello che hai lasciato, quanto altro sangue è scorso dopo il tuo, quante mogli rimaste vedove, e quanti bambini diventati orfani.
La Mafia ha continuato a mietere altre vite dopo la tua, anche se adesso si è “ammodernata” anche lei.
I mafiosi non vanno piu’ in giro con la coppola e I baffetti, ma indossano giacche a doppiopetto e qualche volta occupano addirittura ruoli istituzionali, oppure fanno eleggere amici e galoppini .
Ah scusami! Con la fretta ho dimenticato di presentarmi, anche io come te mi chiamo Giuseppe, e con un gruppo di amici ci siamo “amminchiati” come te, a voler fare qualcosa per vedere le cose girare nel verso giusto.
Siamo stanchi di vivere, anzi di sopravvivere tra compromessi, favoritismi, raccomandazioni e “buone parole”.
Certo potresti dire che anche tu sei stanco, ma di sentire sempre le stesse cose da giovani ventenni, che credono di poter cambiare il mondo, ma che alla fine si adegueranno a questa societa’.
Oggi come allora, chi alza un po di piu’ la testa, viene etichettato come comunista, anarco insurrezionalista, no global, appartenente ad un non ben definito centro sociale o meglio ancora terrorista.
Ma ritorniamo alla situazione attuale del nostro paese.
Dopo la tua morte, qualche “illuso” magistrato, si era messo in testa di fare il suo dovere (e perche’ mai poi?), osando addirittura insinuare che tra mafia e politica esistesse un certo connubbio (che idiozia!), finendo le loro indagini tre piedi sotto terra. A fargli compagnia, si unirono anche giornalisti (che avevano la presunzione di fare nomi e cognomi del malaffare), imprenditori (vergognosamente rifiutati di pagare il pizzo), normali cittadini (con un’insensata voglia di legalita’ e giustizia).
Non ti preoccupare comunque, non va mica cosi male di come potresti pensare?!
Oggi I magistrati non vengono piu’ fatti saltare in aria, ma vengono ridicolizzati, screditati, ed infine trasferiti; le bocche dei giornalisti, tappate dai loro stessi direttori o editori perche’ non si puo’ certo parlare male dei cosiddetti “poteri forti”; il singolo cittadino non viene piu’ messo al corrente dell’approvazione di certe leggi…
Giuseppe Gatì
tratto da:
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/32733/48/
Nel 2010 scoperti 8.850 evasori totali e quasi 4.500 finti invalidi o poveri
ROMA – Redditi non dichiarati per quasi 50 miliardi di euro, 8.850 evasori totali, quasi 4.500 tra falsi invalidi e finti poveri, sequestri per oltre tre miliardi alla criminalità organizzata e per oltre 110 milioni di prodotti contraffatti o pericolosi. Questi i dati principali del rapporto sull’attività della Guardia di Finanza nel 2010.
Evasione fiscale. Si tratta dell’aspetto più rilevante, quello le cui cifre fanno più impressione. Sono stati scoperti redditi non dichiarati per 49,245 miliardi di euro. La somma – già resa nota dal comandante delle Fiamme Gialle 1, il generale Nino di Paolo, ai membri della Commissione Finanze della Camera in un’audizione lo scorso 26 gennaio – è cresciuta del 46% rispetto al 2009.
Inoltre sono stati individuati 8.850 evasori totali (in aumento del 18% rispetto all’anno precedente): persone e aziende che pur svolgendo attività economiche non hanno mai presentato una dichiarazione dei redditi e che nel 2010 hanno evaso redditi per oltre 20 miliardi (+47% rispetto al 2009) e Iva per 2,6 miliardi. Di questi, 3.288 hanno evaso più di 77mila euro di imposte. E sempre nel 2010 gli italiani hanno anche evaso quasi 30,5 miliardi di Irap e 6,3 miliardi di Iva. 635 invece i milioni di ritenute non versate o non operate.
Dei quasi 50 miliardi nascosti al fisco, 10,5 sono quelli individuati nei casi di evasione fiscale internazionale, quasi il doppio del 2009 (5,8 miliardi), realizzati trasferendo fittiziamente all’estero la residenza di persone fisiche o società, triangolazioni con paesi off-shore e omesse dichiarazioni di capitali detenuti all’estero. I soldi di questi evasori sono principalmente in Lussemburgo e in Svizzera, dove è stato individuato più del 50% degli oltre 10 miliardi evasi. Seguono il Regno Unito (7%), Panama (6%), San Marino e Liechtenstein (2%). Complessivamente, emerge dal rapporto, nel 2010 i militari della Guardia di Finanza hanno svolto 31.777 verifiche sui fenomeni di evasione, elusione e sulle frodi più gravi e diffuse, 79.872 controlli sui singoli atti di gestione e 779.863 controlli strumentali, quelli riguardanti il rilascio di scontrini e ricevute fiscali. Infine, sono 18.541 (+12% rispetto al 2009) i lavoratori utilizzati in nero da 7.822 datori di lavoro, di cui 5.508 di origine extracomunitaria.
(continua…)
NELLE ACQUE DI GAZA L’UMANITA’ E’ FERITA A MORTE
Roma, 31.05.2010 | di Tonio Dell\’Olio
Non sono le bandiere della pace a stare a mezz’asta ma quelle dell’umanità. Perché nelle acque di Gaza, l’umanità è stata ferita. A morte. Quel sentimento di umanità che abbiamo sentito invocare come una litania durante i bombardamenti di Gaza: restiamo umani, restiamo umani… questa notte è stato offeso dalla violenza più ottusa. Quella che non discerne nemmeno tra gli obiettivi della propria crudeltà. Le forze israeliane hanno seminato morte nel campo della speranza. Le persone della Freedom Flotilla andavano a rinnovare patti di solidarietà con i reclusi a cielo aperto di Gaza. E sembra di ascoltare un grido: dov’è il resto del mondo? Dove le istituzioni che dicono di credere e affermare un diritto internazionale, un diritto ad esistere, un dovere a soccorrere, la pace come fondamento di tutto? Non il silenzio ma la verità. Non la violenza ma l’umanità. Non l’oppressione di un popolo ma la giustizia. Un tribunale subito per non rendere vano questo sangue versato e il permesso internazionale ad attraccare a Gaza per portare aiuto a quella popolazione.
http://www.peacelink.it/mosaico/a/31890.html
Articolo tratto da LiberaInformazione.org
AT-TUWANI (R)ESISTE

At-Tuwani è un villaggio palestinese che si trova in Cisgiordania, ostinatamente aggrappato alle brulle colline a sud di Hebron. Con questo nome si indica la zona a sud della città di Yatta, compresa tra la fine dell’espansione urbana e la Linea Verde, limite meridionale della West Bank. La zona, pur trovandosi formalmente in territorio palestinese, è in gran parte “area C”, e cioè sotto totale controllo israeliano. Per qualunque cosa, dalla costruzione di un edificio alla richiesta di uno spostamento fuori dal villaggio, gli abitanti di questa zona devono fare riferimento all’amministrazione, alla polizia ed all’esercito israeliano.
Sul limite nord dell’area si trova, appunto, il villaggio di At-Tuwani, che funge da riferimento per i piccoli centri abitati dell’area. Qui vi è una scuola, una clinica medica e un piccolo negozio. Da secoli gli abitanti indigeni della zona vivono una vita dura, strappando al terreno quasi desertico la possibilità di sviluppare l’agricoltura e la pastorizia, e sviluppando un’economia di sussistenza.
A partire dagli anni Ottanta, dei coloni israeliani hanno installato una cintura di insediamenti1 e avamposti2 illegali nell’area al fine di annettere la terra nell’immediato futuro. La strategia è tanto semplice quanto spaventosa: per prima cosa, si creano dei centri abitati in territorio palestinese, nelle vicinanze della Green Zone; poi, approfittando di una legge israeliana che stabilisce che ogni terreno che non venga coltivato per 4 anni consecutivi diventi proprietà dello Stato di Israele, i centri si espandono il più possibile, occupando altre terre dei palestinesi; nel frattempo, con la connivenza dell’esercito, dell’amministrazione e della polizia israeliane, si rende ancora più difficile la vita agli originari abitanti della zona.
“LIBERI PERCHE’ INNOCENTI”
Gino Strada, fondatore di Emergency, ha aperto la conferenza stampa mostrando i titoli ingiuriosi de Il Giornale che ha annunciato di aver denunciato.
“Il procuratore capo della procura di Roma ha aperto un’indagine contro ignoti per calunnia aggravata e continuata ai danni di Emergency”. Così Gino Strada, fondatore di Emergency, ha aperto la conferenza stampa che si è tenuta nella sede milanese di Emergency. A fianco a lui Matteo Dell’Aira e Marco Garatti, mentre Matteo Pagani, il logista, era in collegamento skype. Dopo nove giorni di detenzione, i tre cooperanti hanno le facce stanche e provate. Da un lato c’è la gioia del rientro, dall’altra, invece, lo stupore per la vicenda che li ha coivolti e lo sgomento per i sospetti e le insinuazioni fatte da giornalisti e politici. A dare voce allo sgomento è sempre Gino Strada che mostra i titoli ingiuriosi de Il Giornale di Feltri, primo fra tutti a dare per scontato la presunta complicità dei tre cooperanti di Emergency coi talebani. “Questa volta dice – dice Strada – li abbiamo denunciati. E’ stato aperto un fascicolo contro ignoti afghani, mi piacerebbe, invece, che ne venisse aperto un altro contro nostri concittadini notissimi”. A finire i ringraziamenti per il ministero degli Esteri, la diplomazia italiana, Stephan de Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite, e alcune delle alte cariche afghane.
SCAMBIANO TELEOBBIETTIVI PER LANCIARAZZI: UN VIDEO MOSTRA L’UCCISIONE DI 12 PERSONE
Dal sito internet de La Stampa
Il sito WikiLeaks(cliccando sul link di WikiLeaks potrete vedere il filmato) ha diffuso un video del Pentagono che mostra le immagini dell’uccisione a Baghdad di undici persone – compreso un fotografo della Reuters, il suo autista ed un iracheno che aveva tentato di soccorre i feriti – da parte dell’equipaggio di un elicottero Usa Apache che aveva scambiato un teleobbiettivo per un lanciarazzi.
Il video mostra la prima scarica di proiettili sparata contro il gruppo, che stava solo camminando per la strada, seguita da altri attacchi contro un guidatore iracheno che si era fermato per soccorrere alcuni dei feriti. La uccisione del fotografo Namir Noor-Eldeen e del suo autista Saeed Chmagh avvenne il 12 luglio 2007 in un quartiere sud-est di Baghdad. Il filmato, diffuso dal sito WikiLeaks, è girato da videocamera automatica dell’elicottero Apache e contiene la registrazione degli scambi concitati tra i soldati Usa.
(continua…)
INFERNO CIUDAD JUÁREZ, DIECI MORTI AL GIORNO E NEANCHE UNA GUERRA
28/3/2010 (7:19) MESSICO, SEICENTO MORTI DALL’INIZIO DELL’ANNO NELLA CITTà DI FRONTIERA CON GLI STATI UNITI
Narcos e massacri nella città messicana al confine con gli Stati Uniti
Il sindaco: “Oltre il ponte comanda Obama, questa è terra di nessuno”
MIMMO CANDITO
CIUDAD JUAREZ
Son quasi due milioni di abitanti sotto il sole di fuoco e il vento che ti taglia la faccia a stilettate crude, ma il posto più affollato di questa città di confine tra Messico e Stati Uniti eccolo qui, in uno scatolone bianco di cemento e di vetri verdi: si chiama Laboratório de Ciencias Forenses, vi si entra muti e con i piedi in avanti.
Lo chiamano Laboratorio, ma è soltanto l’obitorio, il deposito dei morti ammazzati. Qui ce ne stanno impilati fino a 300, di cadaveri tenuti al gelo, dentro la puzza greve della formalina che ti chiude la gola. Ho dovuto vedere l’obitorio di Beirut, e quello di Baghdad, e quello di Kabul, e di Mogadiscio, e di San Salvador, di Teheran, fetidi rifugi angosciosi di guerre senza fine, sotto cannonate che facevano ballare i muri; qui però le cannonate non si sentono, il vento che monta dal deserto addossato alle case è anche lui muto, ma Ciudad Juárez è una città in guerra anche senza i muri che ballano.
LE ALI DELLA LIBERTA’ DI GAZA
Dal sito del Salvagente ACMOS
Un video realizzato in collaborazione con Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti civili nella Striscia di Gaza.
HAITI: CRESCONO LE VIOLENZE SESSUALI CONTRO LE DONNE NELLE TENDOPOLI
| da: La Stampa, sezione esteri/ voci globali. | |
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TESTO ORIGINALE DI LISA PARAVISINI, TRADUZIONE DI GAIA RESTA |
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Le notizie piu’ inquietanti delle ultime settimane, tra il caos e l’instabilità dilaganti ad Haiti dopo il terremoto del 12 gennaio, riguardano il significativo aumento di aggressioni contro donne e bambine all’interno dei rifugi temporanei che oggi affollano il Paese. Le denunce di violenze e stupri contro le donne, ormai all’ordine del giorno in tutto il territorio, giungono in un momento di totale assenza di sicurezza nella regione. (continua…) |
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GIORNALISTA IN CELLA TRA GLI ASSASSINI
di Marco Curatolo

È uno dei circa 40 giornalisti attualmente detenuti nella Repubblica Islamica dell’Iran. Masoud Bastani è in carcere dal 5 luglio 2009. Sua moglie Mahsa Amrabadi, giornalista anche lei (lavorava per Etemad e-Melli, il quotidiano controllato da Mehdi Karoubi) era stata arrestata alcuni giorni prima da agenti dei servizi segreti. In quel momento Masoud non era in casa. Quando si recò a chiedere informazioni sul conto di lei, venne immediatamente spedito in isolamento nella sezione 209 della prigione di Evin. Un agguato in piena regola.
Mahsa, dopo due mesi e dieci giorni di carcere, è stata rilasciata su cauzione (era il 24 agosto). Masoud è rimasto in prigione. Sono passati, nel frattempo, sette mesi.
CINA: 11 ANNI DI PRIGIONE PER LIU XIAOBO, ATTIVISTA PER LA LIBERTA’ DI PAROLA
Un tribunale di Pechino ha condannato il giorno di Natale, il noto attivista cinese per la libertà di parola Liu Xiaobo 刘晓波 a 11 anni di prigione per aver postato articoli espliciti online e per aver contribuito alla redazione della Carta 08, un appello per l’introduzione di riforme democratiche. Ha rischiato addirittura una pena di 15 anni. Il dissidente ha già deciso che ricorrerà in appello.
“E’ una vergogna che Liu Xiaobo stia per trascorrere i prossimi 11 anni in prigione, quando non ha fatto altro che difendere la libertà d’espressione e partecipare ad un dibattito sul futuro del suo paese insieme ad altri intellettuali cinesi”, ha detto Reporters sans frontières. “E’ ancora più una vergogna che una tale sentenza sia stata annunciata il giorno di Natale.”
UNA SICILIA DA SCOPRIRE…
Curiosando nel sito del quotidiano inglese The Guardian ci siamo imbattuti in una notizia di mafia, di Sicilia, ma finalmente una bella notizia!


A Sicilian offer some travellers won’t be able to refuse: Addiopizzo Travel offers holidaymakers way to visit Sicily without fear of funding mafia. (by Jhon Hooper)

Not without reason, holidaymakers often leave Sicily with an uneasy feeling that they have been funding Cosa Nostra.
To ease their qualms a company to be launched this week will offer them a chance to do the reverse – visit one of the Mediterranean’s most beautiful islands while contributing to the struggle against organised crime.
I SEGRETI INCONFESSABILI DELLA CRONACA NERA
david randall 19 ottobre 2009
Articolo tratto da Internazionale
Per molti lettori e per troppi giornalisti, l’ingrediente ideale di un articolo di cronaca nera sono gli immigrati. A quanto pare sono loro i criminali “perfetti”.

In questi giorni penso spesso al delitto perfetto. Non voglio commetterne uno e non voglio neanche che un colpevole la faccia franca per sempre. La rapina, l’omicidio o il rapimento perfetto che ho in mente sono perfetti dal punto di vista giornalistico, perché il mio amore per l’illegalità è esclusivamente passione per la cronaca nera.
POLITKVOSKAJA, A TRE ANNI DALLA MORTE
di Andrea Riscassi

La tomba di Anna Politkovskaja al cimitero moscovita di Troekurov è diversa da tutte le altre. La lapide è un foglio bianco, un po’ piegato, trafitto da cinque colpi di pistola. I segni neri che quei colpi lasciano sul marmo simboleggiano una ferita che rimarrà indelebile nella coscienza della Russia. Come la scrivania che Anna ha dovuto abbandonare, a soli 48 anni, nella redazione della Novaja Gazeta.
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