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MAFIE E CRISI ECONOMICA

«La crisi economica è un’occasione per la mafia di arricchirsi favorendo l’aumento di estorsione e usura». Queste le parole di Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Italiana Antiracket, nel suo intervento in una lezione si “Sociologia delle organizzazioni criminali” dell’ateneo aquilano.
La crisi economica che, secondo le previsioni ottimistiche degli analisti finanziari, avrebbe dovuto  risolversi entro l’inizio del nuovo anno, continua a piegare la schiena dei bilanci nazionali ed esteri esasperando tutte le dinamiche perverse dell’economia sommersa, in Italia più che in altri paesi.
Il giro di vite sul sistema di ricorso ai crediti per le piccole e medie imprese da parte di organismi legali comporta il rischio altissimo che i meccanismi dell’estorsione e dell’usura subiscano un aumento sensibile.
Il pacchetto anticrisi varato dal governo per contrastare gli effetti economici e sociali della recessione in atto è, infatti, del tutto insufficiente per un risanamento effettivo dell’economia nazionale: e se non c’è possibilità di accedere ad un prestito legale, il piccolo e medio commerciante sarà costretto a rivolgersi a figure parallele, come mafia e usurai.
«Questa limitazione al credito», ha aggiunto Tano Grasso, «non va a toccare i grandi imprenditori ma esclusivamente imprese piccole o medie. E qui entra il campo il mafioso. Questi, a differenza dell’usuraio, presta ugualmente denaro a strozzo ma la sua finalità non è quella dell’interesse ma di impossessarsi di quell’azienda per riciclare soldi sporchi. A quel punto si verificano situazioni paradossali. L’ex titolare di quell’azienda che è diventato il subalterno del mafioso che gli ha dato i soldi ora vive meglio: prima aveva problemi con le banche e con il mafioso cui doveva ridare i soldi ma ora è libero da questi tormenti e ha uno stipendio fisso che è maggiore degli introiti di prima. Dall’esterno, però, non si vede nulla visto che dietro il bancone ci sarà la stessa persona di prima che da titolare è diventato commesso. Al punto che in certe zone non si riesce a capire quanti esercizi commerciali poggiano su lavoro e impegno e quanti sono finalizzati al riciclaggio».

Carolina Lucchesini

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