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Costituzione: cosa sta accadendo e perchè difenderla

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A giugno è iniziato il percorso di riforma della Costituzione, propiziato dal presidente della Repubblica Napolitano nel suo discorso di insediamento alle Camere e accolto dai partiti del Governo delle intese. Il progetto di riforma è molto complesso e nel quasi totale silenzio degli organi di informazione, è difficile comprenderne le dinamiche e gli avanzamenti. Proverò qui a fare il punto della situazione , sperando di essere chiara ma non trattenendomi  dall’esprimere su alcuni punti le mie critiche, in parte sono dedotte da quelle della dottrina.

Iniziamo a ripercorrere le tappe.

Il 12 giugno 2013 il presidente del Consiglio Letta, come auspicato da Napolitano, ha costituito una Commissione di 35” saggi” con funzione consultiva e presieduta dal ministro delle Riforme Costituzionali Quagliariello. Tra i 35 troviamo autorevoli professori di diritto, politologi, giudici emeriti della Corte Costituzionale e alcuni politici bipartisan ( Luciano Violante e Franco Frattini ). Nei mesi di luglio e settembre, la commissione ha conosciuto le dimissioni di due donne. La prima a dare le dimissioni è stata Lorenza Carlassare , professoressa di diritto costituzionale all’Università di Padova e firmataria  dell’appello la ” via maestra ” che mira a porre al centro della discussione politica l’applicazione dei diritti sanciti in Costituzione e a impedirne una sua modificazione infelice e scellerata.  La sua decisione maturò a seguito della sospensione dei lavori del Parlamento  per la decisione della Cassazione sul processo Mediaset di Berlusconi. A seguirla e sempre per il contrasto con le mosse del Pdl è stata Nadia Urbinati, politologa della Columbia University.  Entrambi i casi sono sintomatici di un clima non adeguato per metter mano alla costituzione.

La commissione degli ormai 33, ha presentato lo scorso 18 settembre la bozza della relazione finale per le riforme costituzionali ( è in corso il coordinamento ). Questa è articolata in sei capitoli che toccano il bicameralismo, il procedimento legislativo, la forma di governo e il sistema elettorale.

Nell’introduzione si legge : ” le riforme costituzionali rappresentano la priorità più importante da realizzare nell’interesse del Paese  [ …] Un ruolo centrale nel percorso di riforme è la definizione di una procedura coerente, trasparente, rispettosa di tutte le garanzie di democraticità”. Inutile sottolineare come questi presupposti di trasparenza e democraticità siano assolutamente privi di riscontro nella realtà e inoltre la priorità sembra derivare più da un’emergenza politica di ingovernabilità che dall’interesse del Paese.

Non entro ora nel merito del progetto di riforma perchè voglio continuare ad analizzare il percorso in atto ,che sta portando alla deroga dell’art. 138 Cost.

La Costituzione italiana, come tutte le costituzioni moderne, è rigida nel senso che per la sua revisione ,è necessario seguire un procedimento aggravato rispetto al normale iter legislativo.  La rigidità permette di difendere la Costituzione dagli arbitri delle maggioranze di turno e consente che le modifiche vengano condivise dalla più ampia parte possibile della popolazione attraverso un più ricercato dibattito parlamentare e maggioranze qualificate per l’approvazione.

I costituenti hanno voluto quindi subordinare le riforme costituzionali al ricostruirsi di un contesto di dialogo e partecipazione come quello in cui la Carta ha preso forma.  Dialogo e partecipazione che non possono soggiogare a pretese di celerità e a interessi di politica economica / finanziaria ( la società finanziaria JP Morgan ha dichiarato che le costituzioni antifasciste impediscono l’integrazione europea in quanto contrasterebbero con le politiche di austerity ).

Il Parlamento stesso lo scorso maggio con due mozioni ,ha esortato il Governo ad assumere l’iniziativa della riforma, indicandone i contenuti a larghe linee. Questo è il primo segnale di quanto l’iter avviato sia lontano dal disegno costituzionale : il Parlamento, sede naturale in cui i nostri rappresentanti dovrebbero dialogare nell’interesse della popolazione per scrivere la riforma, ha riconosciuto implicitamente la propria inadeguatezza a svolgere tale compito!

Il 10 giugno si è avviato invece l’iter per la promulgazione  di una legge costituzionale di deroga all’art. 138 Cost. , la quale detta una rigida scansione temporale per arrivare alla modifica della seconda parte della Costituzione.

In questa data il Governo ha presentato al Senato il disegno di legge costituzionale 813 chiedendo , ai sensi dell’art. 77 reg. Senato, la dichiarazione d’urgenza per il dimezzamento dei tempi di approvazione .

<<Quando per un disegno di legge o in generale per un affare che deve essere discusso dall’Assemblea sia stata chiesta dal proponente, dal Presidente della Commissione competente o da otto Senatori la dichiarazione d’urgenza, il Senato delibera per alzata di mano. La discussione sulla domanda, alla quale può partecipare non più di un oratore per ciascun Gruppo parlamentare, e la votazione hanno luogo nella prima seduta successiva alla presentazione della richiesta stessa. L’approvazione della dichiarazione d’urgenza comporta la riduzione di tutti i termini alla metà. >>

Questa anomalia è solo il primo passo verso un contingentamento dei tempi di tutto il processo di riforma.

Dopo solo un mese il ddl 813 è stato approvato in prima deliberazione al Senato , il 10 settembre è stato approvato alla Camera e dopo esattamente 3 mesi ,è passato di nuovo all’esame del Senato per la seconda deliberazione. Il 23 ottobre è stato approvato con la maggioranza dei 2/3 – ciò preclude la possibilità di chiedere il referendum confermativo.

La Camera potrà approvare prima di Natale e in questo modo si darà il via all’iter di riforma, incentrato sulla Commissione dei saggi e sul Comitato dei 40. Vediamo ora in cosa consiste il meccanismo  contenuto nel ddl costituzionale.

Il ddl prevede la costituzione di un comitato bicamerale di 40 parlamentari (20 deputati e 20 senatori) nominati d’intesa dai Presidenti delle Camere tra i membri delle commissioni permanenti affari costituzionali e su designazione dei Gruppi parlamentari. I criteri utilizzati per la nomina saranno sia la consistenza numerica di gruppi, sia i voti conseguiti da ciascuna lista e dalle coalizioni ad essi riconducibili.

Il comitato sarà presieduto dai presidenti delle commissioni permanenti per gli affari costituzionali di Camera e Senato. Compito del comitato sarà quello di esaminare i progetti di legge di revisione costituzionale dei titoli della seconda parte della Cost. concernenti il Parlamento,  il Presidente della Repubblica , il Governo e le Regioni , province ed enti locali. Ma attenzione : il testo specifica che la competenza si estende anche all’esame e all’elaborazione delle modificazioni, strettamente connesse, ad altre disposizioni della Costituzione o di legge costituzionale. Questa previsione , apparentemente innocua, potrebbe portare a sconfinamenti al di là dei titoli indicati e difficilmente potrà negarsi il requisito della connessione, essendo l’impianto Costituzionale giustamente unitario e interdipendente.

Il comitato esamina i progetti in sede referente ,in base alle norme dettate ad hoc dalla legge costituzionale e al regolamento della Camera dei deputati in quanto applicabile. Ciò significa che si vuole derogare anche all’art. 72 , 2 comma Cost. , il quale afferma: << la procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera  è sempre adottata per i disegni in materia costituzionale [..] >>.  Tale deroga si ricava anche dal fatto che una volta approvato il progetto entro 3 mesi da parte di una camera , l’altra deve approvare entro i 3 mesi successivi : si impedisce così alla seconda camera di introdurre modifiche al progetto approvato dalla prima.

Precisiamo ulteriormente in cosa in cosa consista il contingentamento dei tempi .

La riforma deve avvenire entro 18 mesi, per stare all’interno dei quali sono previste scadenze rigide :

– i presidenti del comitato assegnano un termine entro il quale si devono presentare le relazioni e pervenire alla votazione del progetto

– si trasmette il progetto ai presidenti delle camere che fissano una data per la votazione finale

– nella discussione alle camere possono essere presentati emendamenti ma è consentito di presentarli fino al giorno precedente l’inizio della seduta, solo a un presidente di gruppo o almeno 20 deputati o 40 senatori : di fatto viene depauperato il peso di ciascun parlamentare.

– 6 mesi per la presentazione ai presidenti delle Camere del progetti esaminati in sede referente dal Comitato

– 3 mesi per l’approvazione da parte della camera che per prima iscrive il progetto all’ordine del giorno e approvazione nei successivi 3 mesi da parte dell’altra camera

– il progetto sarà approvato con due deliberazioni da parte di ciascuna camera con un intervallo non minore di 45 giorni ( invece che 3 mesi ).

C’è da chiedersi dunque quanto ,l’esigenza di ponderazione e riflessione , anche da parte dei cittadini, su una riforma così radicale dell’organizzazione della Repubblica, sia compromessa da una tale stretta sui tempi.

Unico aspetto che può essere ritenuto positivo di tale procedimento derogatorio , è la possibilità di richiedere il referendum confermativo anche nel caso in cui in seconda deliberazione, la riforma sia approvata con la maggioranza dei 2/3. L’art. 138 Cost. infatti impedisce tale possibilità e anche se nella previsione dei padri costituenti, si voleva impedire che minoranze esigue ponessero un veto sulle riforme condivise da vaste maggioranze, nella situazione odierna la possibilità di andare a referendum non può che essere un utile strumento, per colmare l’affossamento della sovranità popolare causato dalla una legge elettorale che impedisce l’effettiva rappresentatività .

C’è da dire però che , come si è anche espressa la Corte Costituzionale ( in merito a referendum abrogativi ma ritengo di poter trasferire il discorso a quello confermativo) , il fatto che i cittadini siano chiamati ad esprimersi su quesiti eccessivamente ampi , impedisce l’esercizio del voto libero e consapevole come sancito all’art. 97 Cost.  Confermare o meno in blocco il progetto di riforma , non permette si esprimersi sui singoli punti : ad esempio si può essere d’accordo con il superamento del bicameralismo perfetto e non con il presidenzialismo.

Ecco quindi che sarebbero auspicabili riforme puntuali e chirurgiche , tali da non vanificare la garanzia del referendum costituzionale.

Per concludere , ricordo solo come il tentativo della bicamerale per le riforme costituzionali del 1997 , sia fallita per essersi insediata in un contesto politico nel quale i partiti , messi alle strette da reciproci ultimatum , non furono in grado di intraprendere un confronto sano nel merito della riforma.

Contesto facilmente assimilabile all’attuale.

Nel 2006 invece, il tentativo di riforma complessivo della seconda parte della Costituzione, che presentava modifiche riprese dalla relazione dell’odierna commissione di saggi, fu bloccato dal referendum confermativo che vide oltre il 63% della popolazione contraria

Vogliamo davvero proseguire su questa strada?

Credo che sia dovere e interesse di tutti mantenere viva l’attenzione sulla nostra Costituzione e interrogarsi su ciò che sta accadendo; soprattutto se il suo processo di riforma e la movimentazione popolare di contrasto ( mi riferisco alla via maestra ) sono tenuti diligentemente lontani dai riflettori.

<< Ci sono due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” >> – Piero Calamandrei nella  Lezione all’Università di Milano 1955.

Sara Secondo

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