Un rumore fortissimo di banchi che vengono spostati violentemente e poi solo polvere e macerie.
Sabato mattina, appena terminato l’intervallo, il controsoffitto di un’aula del primo piano del liceo Darwin di Rivoli cade addosso agli studenti della 4G, uccidendo il diciassettanne Vito Scafidi.
Gli studenti vengolo sfollati, le ambulanze invadono il piazzale della scuola, rimane nei corrdoi il caos e un silenzio assordante.
Altri venti studenti sono feriti, di cui quattro sono ricoverati al Cto in condizioni gravissime. Questo il bilancio di una tragedia annunciata, frutto di una progressiva dismissione dell’istruzione pubblica: dalla didattica alle strutture, la scuola non è più una priorità dei governi che si sono succeduti in questi ultimi decenni.
La politica finge di indignarsi, si commuove parlando di “tragica fatalità”, si deresponsabilizza cercando un capro espiatorio nel maltempo.
Parla di morte bianca il sindaco di Rivoli, in centinaia tra studenti e cittadini increduli accorrono nelle ore seguenti nel piazzale del liceo.
Di scuola, come di lavoro, non si può morire.
Per questo motivo, ieri è stata indetta una conferenza stampa nell’atrio di palazzo nuovo che ha visto la partecipazione di alcuni ragazzi del Darwin e di studenti medi e universitari, genitori e insegnanti per fare il punto sull’accaduto e esigere delle risposte e l’assunzione di una responsabilità politica da parte delle istituzioni.
La conferenza si è trasformata poi, su suggerimento di un genitore per “non restare qui e piangersi addosso”, in un corteo spontaneo: si è sentita forte l’urgenza di trasformare la rabbia in azione, il dolore in parole. Si è entrati al Torino Film Festival, fulcro dell’esposizione mediatica di questi giorni della nostra città, proprio per urlare il nostro silenzio, per chiederci tutti insieme perchè ciò è avvenuto. Perchè deve essere responsabilità collettiva e condivisa quella di esigere delle risposte.
Dopo aver spiegato il perchè di quella protesta e un minuto di silenzio, proposto da uno spettatore, si è invitato i presenti alla proiezione del film a proseguire con noi per le strade della città. In molti hanno accolto la proposta e si sono uniti al corteo che ha sfilato per il centro.
“Di scuola e di lavoro non si può morire, da rivoli alla Thyssen per non dimenticare”. Questo lo slogan che i presenti, emozionati, arrabbiati, alcuni con le lacrime agli occhi, hanno voluto scagliare contro i muri grigi di una Torino che si è fermata, anche solo per qualche minuto, ad applaudire, ad ascoltare.
Il 6 dicembre, infatti, cade il primo anniversario dell’incendio alla ThyssenKrupp nel quale 7 operai persero la vita. Noi come studenti saremo presenti al fianco degli operai per dire che andare a lavorare non può essere come andare in guerra.
Alla luce di quanto accaduto al mondo della scuola, dobbiamo sentirci sulle spalle una responsabilità ancora maggiore ad essere direttamente coinvolti, a continuare con la nostra protesta a volere che nell’istruzione si intraveda la soluzione, e non il problema. A volere che la scuola, a partire dalle sue infrastrutture per finire con la didattica, non sia considerata una spesa da tagliare ma una risorsa da incentivare.
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