Cari Precari,
una recensione di tre giorni di mobilitazione a Roma non può dare che
una vaga idea di quel che è stato, per cui mi dispiace per chi non
c’era: a maggior ragione perché, suppongo, i media avranno dato una
copertura molto parziale dell’evento.
La manifestazione, anzitutto. Enorme, gioiosa, pacifica, libera,
confluita da tutta Italia: in una parola, meravigliosa. Il serpente di
studenti e precari che si è snodato dalla Sapienza sembrava non finire
mai. Abbiamo camminato per ore sotto il sole (meno male), incitati
dalla gente alle finestre, facendo la ola lungo il corteo e cantando
cori finalmente nuovi e creativi. L’invasione festosa del centro ha
fatto da contraltare non contraddittorio alla rabbia sotto
Montecitorio (“vergogna, vergogna”; biglietti da 5€ sventolati perché
si prendessero pure quelli) ma anche lì tutto si è mantenuto in modo
composto ed educato, senza alcun tipo di eccesso. Alla sera molti
hanno dormito alla Sapienza, grazie all’ottima organizzazione dei
ragazzi di lì e delle facoltà occupate.
Sabato e domenica si è invece realizzato un programma serrato di
assemblee e workshop dell’autocostituita “Onda” che vorrebbe
attraversare l’Università come istituzione e cambiarla dal basso e
dall’interno, senza accontentarsi di dire no ai tagli e alla
distruzione dell’Università pubblica. Al mattino di sabato, dopo una
giornata comunque faticosa e una scomoda notte, alcune migliaia di
ragazzi si sono riunite nel cortile della Sapienza per l’assemblea
plenaria, in cui si sono brevemente indicati i programmi per il
pomeriggio: la costituzione di tre distinti workshop (ricerca e
lavoro; didattica; diritto allo studio e welfare) nonché l’ovvia ma
giusta puntualizzazione del fatto che l’Onda, qualunque cosa sia, è
una rete di realtà locali autonome ed indipendenti e che La Sapienza,
pur presentando una partecipazione ben al di sopra di quel che ad es.
vediamo a Torino, non vuole assolutamente assumere il “comando” della
situazione.
Il workshop a cui ho partecipato, quello sulla ricerca, è stato tanto
partecipato che l’aula magna di Fisica non era abbastanza capiente: la
gente era seduta sulle scale e assiepata ai lati, in piedi. Sono
intervenute delegazioni da tutta Italia, portando opinioni diverse ma
convergenti su alcuni punti, tra i quali mi preme sottolineare:
– Il carattere pubblico e libero della ricerca e dell’insegnamento
– La contrarietà alle distinzioni tra atenei di serie A e serie B, pur
tenendo conto delle ovvie differenze
– L’abolizione dei dottorati senza borsa
– La cancellazione dell’attuale giungla di contratti e borse dopo il
dottorato, per l’istituzione di un’unica forma: il Ricercatore a Tempo
Determinato
– La costituzione di un’anagrafe nazionale del precariato della
ricerca, a partire da anagrafi locali
– La richiesta di un piano di reclutamento straordinario che risponda
alla drammatica carenza di personale strutturato negli atenei
– A seguire, una programmazione di ingressi costante nel tempo e
comunque relazionata alle necessità dell’Università
Come potrete intuire, il percorso che abbiamo iniziato al Politecnico
è molto in linea con parecchi dei punti sopra citati: in effetti il
mio intervento, nel quale dopo aver citato l’Aquis ho presentato
brevemente quello che stiamo cercando di fare da noi, è stato accolto
con molti applausi. Ho anche inoltrato alcuni dei nostri documenti ai
colleghi di varie università, sperando di poter giungere a azioni
comuni e condivise in tutta Italia. La sera, dopo circa 10h continuate
di assemblea e dibattito (tenete conto che prima di discutere di
posizioni comuni sono intervenute più di 60 persone!) ho abbandonato
il campo, ma molti colleghi hanno proseguito nella redazione del
documento conclusivo del workshop e so che hanno terminato all’alba.
Domenica mattina c’è stata una nuova assemblea plenaria per riportare
i vari risultati dei workshop: di nuovo alcune migliaia di persone nel
cortile della Sapienza. Personalmente trovo che alcuni dei documenti,
che mi manderanno e che vi inoltrerò, hanno introduzioni un po’
pompose e dal linguaggio burocratico e contorto; ma i contenuti non
mancano e i progetti di riforma sono ambiziosi e forti. A onor di
cronaca devo anche rilevare che c’è stata un po’ di contestazione da
parte di alcuni gruppi forse un po’ radicali, che si sentivano messi
da parte dall’organizzazione romana. Personalmente non sono d’accordo,
perché quando ho chiesto di parlare ho potuto farlo e le cose che ho
chiesto di citare esplicitamente nel documento vi sono state
introdotte; d’altro canto eravamo “a casa loro” ed è comprensibile che
l’organizzazione dei vari dibattiti, pur assolutamente democratica,
fosse gestita da loro.
Detto questo, qualche considerazione generale: la mia impressione è
che quello che è nato localmente, dal basso, per la caparbietà di
pochi testardi man mano sempre più e meglio affiancati da un numero
crescente di colleghi stia componendosi in qualcosa di potenzialmente
grande e forte, a suo modo rivoluzionario. L’energia che pervadeva il
corteo e le assemblee, la ramificazione degli atenei presenti, la
massiccia partecipazione mi fanno pensare che dobbiamo cercare di
allargare ancora di più il dibattito al poli e soprattutto portare
avanti con fermezza le varie iniziative, in particolare la
contrattazione con il Rettore e la Regione; ma anche e soprattutto
trovare i modi e le forme che ci permettano di coordinare le varie
realtà nazionali.
Inoltre mi preme ricordare che anche a Roma è stato sottolineato il
carattere spontaneo e apartitico – ma non apolitico! – del movimento ,
con l’ottimo slogan “Siamo l’onda che non si cavalca”. Siamo autonomi
ed indipendenti perché pensiamo con la nostra testa e vogliamo
continuare così.
Scuserete spero alcuni afflati lirici in questo scritto, ma sono
stanco e al contempo entusiasta per questi tre giorni di
mobilitazione. Rinnovo a tutti l’invito alla massima partecipazione
alle prossime iniziative, tra cui ricordo lo Sciopero Generale del 12
Dicembre. A presto per maggiori dettagli.
Francesco
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